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La via dei Librai "La città comunità". Dal 3 al 5 settembre, nel cuore del Cassaro di Palermo

La sesta edizione della manifestazione, prima attraverso il web e ora sul Cassaro, in presenza dal 3 al 5 settembre 2021

Conto alla rovescia per la sesta edizione della Via dei librai che dopo la seconda esperienza sul web, torna su strada nel suo habitat naturale, il Cassaro. Da venerdì tre settembre a domenica 5 oltre 50 appuntamenti organizzati lungo via Vittorio Emanuele dove troveranno posto gli stand di più di 40 editori.
Da lunedì sul sito gli aggiornamenti su contenuti e programma della manifestazione che ha come tema “La città comunità”, sviluppato già nella edizione sul web seguendo la produzione di Adriano Olivetti, Pier Paolo Pasolini e Danilo Dolci, declinato nelle specificità di ciascuno di questi intellettuali del secolo scorso.

La Via dei librai è promossa dal Comitato de La via dei Librai, dall’Associazione Ballarò significa   Palermo,   dall’Associazione  Cassaro   Alto   insieme   al   Comune   di Palermo ed è patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, dal Centro per il Libro e per la Lettura, dalla Regione Siciliana e la Sede Sicilia del Centro di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema.
Partner: Gesap – Aeroporto Internazionale di Palermo.
Le Terrazze del Sole

Sulla pagina #VDL2021 il calendario tutti gli aggiornamenti

Video dell'edizione Web

Conversano le autrici Letizia Battaglia e Sabrina Pisu

#VDL​ 2021 Web | Apertura del Festival

“Pier Paolo Pasolini”, Dacia Maraini con Elvira Terranova

La città comunità

«Se l’occhio non si esercita, non vede,
se la pelle non tocca, non sa,
se l’uomo non immagina, si spegne»
Danilo Dolci, Il limone lunare, Laterza 1970

Tra le riflessioni che hanno caratterizzato la comunità globale travolta dalla pandemia, si inserisce ovviamente anche la riflessione sulla “città degli uomini”.
Non è un tema nuovo. Nel tempo filosofi, urbanisti, sociologi e teologi hanno dibattuto sulla idealità di una città perfetta. La città del Sole di Campanella, una città con leggi e costumi perfetti, i cittadini hanno una mensa comune, vestono gli stessi indumenti, ricevono tutti la stessa educazione e hanno tutti pari opportunità.
Ma cosa renderebbe una città perfetta?
Dalla fine della seconda guerra mondiale il costante accrescimento del tessuto urbano genera evidenti discrepanze infrastrutturali tra le città del nord e quelle del sud Italia, ed ancora tra le periferie e la città storica.
Nel 1974, Pier Paolo Pasolini, realizza il cortometraggio La forma della città. Un prezioso documento, in cui pone l’attenzione verso quel patrimonio edilizio anonimo prodotto dalla storia del popolo di una città considerata integralmente. Il problema della città moderna deve essere soltanto offrire una abitazione a chiunque, o affiancare, attraverso una infrastrutturazione ragionata, una comunità vivace e capace di favorire relazioni umane? Pasolini scelse la città di Orte, in cui la massa architettonica della città è deturpata, rovinata dalla presenza di un gruppo di case alle pendici del colle. Quali effetti può aver avuto sulla società, il fenomeno dello scempio urbanistico delle città?
Gli anni Cinquanta e Sessanta furono quelli del boom economico: un eccezionale sviluppo non accompagnato da  un’adeguata evoluzione civile e culturale, che portò l’Italia a  trasformarsi in un’immensa area di lottizzazioni, dove per prima imperversò la speculazione edilizia. Italo Calvino nel 1958, aveva già denunciato, nel clima ottimistico agli albori  della ripresa, la distruzione della costiera ligure, prodotta dal  moltiplicarsi delle case di vacanza della nuova borghesia di massa, in un’epoca di bassa marea morale, nella quale l’impegno affaristico prevaleva su quello intellettuale.
La prospettiva di riflessione più “vicina” deriva dall’esperienza di auto organizzazione urbana di Danilo Dolci, che in Sicilia costituisce un passaggio obbligato: a oltre sessant’anni dal suo avvio (1952) il “progetto siciliano” costituisce una lezione imprescindibile. Il dramma irrisolto del degrado delle periferie urbane, l’inarrestabile violenza sui più deboli, il divario crescente tra ricchezza e povertà, gli sfregi all’ambiente, lo spreco di risorse. Un quadro da cui emerge l’incapacità delle amministrazioni pubbliche di mettere in campo politiche in grado di interpretare i bisogni emergenti e di collaborare con le comunità locali per costruire assieme possibili vie di soluzione.
Ma si tratta soltanto del problema dello spazio urbano, nella sua accezione più puramente formale, architettonica o infrastrutturale, o la riflessione deve investire anche il tema della qualità delle relazioni che si instaurano all’interno di Nel tentativo di trovare risposte si colloca il Movimento Comunità, fondato a Torino nel 1948 da Adriano Olivetti. Nel 1950, Olivetti espose la sua visione del primato in campo politico dell’Urbanistica e della Pianificazione. Sotto l’impulso delle sue fortune imprenditoriali e dei suoi ideali comunitari a
Ivrea raggruppò una quantità straordinaria di intellettuali che operavano (chi in azienda, chi all’interno del Movimento Comunità) in differenti campi disciplinari, inseguendo il progetto di una sintesi creativa tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica.
Nel nostro presente la stagione dei lockdown, nel 2020, ha imposto al cittadino una quotidianità ristretta alle abitazioni, ed al massimo ai quartieri, spingendolo ad una riflessione anche sulle relazioni “urbane” cd. di prossimità.
Si può affermare che sia iniziata una nuova fase di riscoperta delle città, che va oltre la definizione tradizionale. La città non è soltanto uno degli elementi umani dello spazio geografico: insediativo o economico, che sta attraversando una fase dell’evoluzione del mondo caratterizzata dall’impronta dell’uomo sulla terra (Antropocene) e che sarà riferimento per l’evoluzione del futuro. La riflessione sembra crescere e maturare nella direzione della consapevolezza dell’importanza dello spazio della città, strutturato in modo tale da favorire lo sviluppo della persona e delle relazioni di comunità.
Durante “le zone rosse” che hanno caratterizzato la pandemia Covid-19, molte persone sono rimaste bloccate in casa, impossibilitate anche nell’esercizio delle attività più elementari. Sono riemerse così le criticità “sociali” che lo sviluppo tecnologico può risolvere solo in parte. I fenomeni di povertà estrema, quelli legati alle fasce più deboli delle nostra società, sono stati affrontati grazie al terzo settore ed a valori come la solidarietà. Cosa rende, quindi, una città comunità? Quanto può essere importante il senso di comunità per le città del nuovo millennio?
La sesta edizione, de La via dei Librai, festa del libro, nella giornata mondiale del libro e della lettura, a Palermo, apre un confronto, non solo virtuale, su un tema vecchio e nuovo, che, a nostro modo di vedere, dovrebbe essere considerato determinante nello sviluppo della società umana all’interno e mediante il sistema città.

Francesco Lombardo, Giulio Pirrotta, Giuseppe Scuderi
Comitato scientifico e organizzativo Vdl

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